INTERVISTA CON IL DOTT. BJÖRN

Il dott. Björn Örvar è vicepresidente esecutivo e direttore scientifico di BIOEFFECT. È stato anche CEO e direttore di Gene Technology. Ha conseguito il dottorato in biologia molecolare vegetale presso la University of British Columbia ed è stato ricercatore presso la McGill University prima di tornare in Islanda per co-fondare BIOEFFECT.

 

D: Dove è cresciuto?

R: In una città chiamata Kópavogur, poco più a sud di Reykjavík. È lì che sono andato a scuola. Mi sono laureato in biologia presso l’Università d’Islanda e poi ho insegnato scienze per otto anni in una scuola superiore.

D: È sempre stato attratto dalle scienze? Che cosa Le interessava di più?

R: Le scienze mi hanno affascinato fin dalle superiori, ma sempre con un interesse particolare nel realizzare qualcosa di pratico. L’ispirazione mi veniva da mio padre, imprenditore, che pensava sempre fuori dagli schemi, continuando a intraprendere nuove attività come nessun altro. Aveva imparato il mestiere dell’orologiaio, ma non era soddisfatto di quel lavoro. Così è andato in Europa, alla ricerca di opportunità di importazione, ed è diventato importatore di automobili Citroën, apparecchi fotografici Canon e orologi Breitling. Tutte le volte che poteva mi portava in viaggio con lui, condividendo con me la sua passione per le novità. Ricordo quando mi portò a Parigi alla fabbrica Citroën a vedere come veniva prodotta la Citroën SM. Mio padre aveva una mente innovativa, che mi ha ispirato: decisi di diventare un bravo scienziato, ma dedicandomi alle applicazioni pratiche.

D: Dunque è questo che L’ha riportata a studiare?

R: Sapevo di aver bisogno di buoni strumenti per realizzare qualcosa di innovativo, quindi, dopo otto anni di insegnamento, decisi di conseguire un dottorato in genetica molecolare vegetale presso la University of British Columbia. Ottenni una borsa di studio e mi concentrai sulla risposta delle piante allo stress. Sono stato fortunato, perché il campo della genetica umana e vegetale era solo agli inizi: in quel momento era un perfetto punto di incontro tra i miei interessi e la scienza. È così importante arrivare al momento giusto!

D: Wow, lo stress delle piante. Ha senso, ma non ci avevo mai pensato prima.

R: È affascinante, perché le piante non possono alzarsi e andare via quando sono stressate a causa di siccità, condizioni climatiche ostili o inquinamento. Successivamente, presso la McGill University, ho condotto ricerche su come le piante percepiscono il freddo e si preparano all’inverno. Nelle mie ricerche ho usato piante transgeniche, clonando determinati geni da stress per reintrodurli in altre piante. Cercavo di analizzare il meccanismo di segnalazione del freddo. È stato molto difficile, perché gli esperimenti non sempre riescono ed è necessario ripeterli più e più volte. Si deve essere estremamente ostinati. È stato un duro lavoro e ciò che ho imparato mi è poi servito una volta in laboratorio.

“Esistono molti più testi sulla genetica e sulla biologia cellulare umane che sulla biologia cellulare vegetale. Si tratta di un’enorme risorsa, se si sa dove guardare.”

D: Che cosa La affascina delle piante?

R: Vi sono così tante somiglianze tra le cellule umane e quelle vegetali: i geni, la composizione della membrana cellulare. Si possono esaminare i geni nelle cellule umane e poi fare un confronto, cercando le stesse cose nelle cellule vegetali. Alla fine leggevo più di genetica umana che di genetica vegetale! Esistono molti più testi sulla genetica e sulla biologia cellulare umane che sulla biologia cellulare vegetale. Si tratta dunque di un’enorme risorsa, se si sa dove guardare. Bisogna chiedersi se esistano meccanismi simili tra le due e quindi andare a cercarli. Le piante non sfuggono alle condizioni avverse. Ciò che le piante fanno per contrastarle è produrre ogni tipo di sostanza chimica per sopravvivere. La chimica vegetale è assai più complessa di quella umana: le piante posseggono un gruppo aggiuntivo di meccanismi per produrre innumerevoli sostanze chimiche che l’uomo non è in grado di produrre, come le fragranze, la nicotina o l’oppio.

D: Data la complessità della chimica vegetale, che cosa rende così importante l’orzo, la pianta da cui deriva l’EGF BIOEFFECT?

R: L’orzo è un sistema biologico chiuso: è auto-fertilizzante, vale a dire che il suo polline non impollina fiori su piante differenti. Ciò è estremamente importante per l’agricoltura molecolare: è un sistema controllato, il polline con nuovi geni non si trasmette ad altre piante. Possiamo produrre venticinque tipi differenti di fattori di crescita coltivando le piante d’orzo fianco a fianco nella serra, senza nemmeno preoccuparci di ibridazioni.

 


We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue we'll assume that you understand this. Learn more
×
Welcome Newcomer